Esperienza reale LE SPORCHE STORIE: L'IDEALE DELL'OSTRICA

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Questi racconti facenti parte delle “Sporche storie” sono basati su avvenimenti reali che mi sono stati raccontati da utenti del forum, da amici o che ho vissuto personalmente. Per garantire al massimo la privacy dei protagonisti si tratta di storie che poi sono state romanzate, con i nomi dei protagonisti e i luoghi che sono di fantasia. Essendo in alcuni casi delle vicende che hanno avuto risvolti giudiziari e mediatici, voglio ribadire che ogni commento è ben gradito ma evitate in ogni caso di fare nomi oppure di fare dei riferimenti - come purtroppo avvenuto in passato - perché altrimenti poi sarei costretto a chiedere di rimuovere il racconto. Buona lettura, Patrulla.

Prima parte
Quando andrò a finire di raccontarvi la mia storia vi dirò in ultimo qual è stata la cosa che mi ha provocato più rammarico; rispetto a tutti gli avvenimenti che mi sono accaduti potrebbe sembrare una sciocchezza, un pensiero da mettere in coda rispetto a tutti gli altri all’apparenza ben più importanti, eppure ora che mi sono messo a scrivere questa cosa continua a rimbalzarmi in mente.

Il mio nome è Matteo, ho superato i 30 anni è sono un ragazzo molto bello - ma molto e vi giuro non è per vantarmi anche perché ho ben poco da fare il saputello - nato in una cittadina siciliana della costa più lontana dal continente.

Quando avevo 14 o 15 anni, non ricordo bene, con la squadra di calcio con cui giocavo andammo a fare un torneo a Palermo. Avevamo un pomeriggio libero e andai insieme a Tano, il mio grande amico, a prenderci un gelato. Qui tra i tavoli c’erano delle ragazze più grandi, o liceali all’ultimo anno oppure universitarie.

Quando finimmo e andammo a pagare passando vicino il loro tavolo una mi fece “ehi moretto, cbcr..” e loro tutte a ridere. Io non capivo “scusa che vuol dire cbcr”, e lei “cresci bene che ripassiamo…”. Divenni rosso come un peperone e ce ne andammo mentre loro continuavano a ridere.

Ecco questo per farvi capire come la mia bellezza sia proprio evidente: alto circa 1,80, sono un perfetto incrocio tra i siculi e i normanni, moro con la carnagione scura e gli occhi verde chiari. I lineamenti sono molti belli, i capelli li porto corti e ho un fisico atletico e modellato non dalla palestra, ma dalle cassette di pesce che ho scaricato per anni ogni mattina al porto.

Non vengo da una famiglia ricca, un diploma l’ho preso ma poi ho iniziato a lavorare per dare una mano a casa. Lavoravo per uno molto conosciuto da noi: al mattino presto al porto a scaricare il pesce, poi con la bici o il motorino andavo a fare le consegne. Fino a quando ho retto giochicchiavo anche a calcio mentre poi la il tardo pomeriggio pensavo alle ragazze.

Naturalmente ero molto ammirato e corteggiato, anche da ragazze più grandi o donne sposate. Non mi sono mai legato troppo sentimentalmente fino a quando non ho conosciuto Chiara, quella che tuttora è la mia compagna.

Come vi dicevo per un lungo periodo ho vissuto come in simbiosi con Tano. A scuola insieme, a calcio insieme e nel tempo libero assieme. Siamo passati dalle partite al campetto alle seghe con i giornaletti porno che trovavamo in campagna fino alle prime avventure, alle prime sbornie e ai primi spinelli. Anche a lavoro poi insieme visto che mollò subito l’università e torno in città.

Lui è sempre stato più intelligente di me - non che io sono stupido ma di certo non ho la sua cultura -, anche più simpatico e spigliato. Da ragazzi le ragazze notavano a me, però era lui che attaccava bottone e, se poi io andavo con la più bella di quel gruppo, lui poi se la rimediava con la più carina delle amiche anche perché è un bel ragazzo, forse un po’ bassino e tarchiatello.

Era anche più tormentato di me: se la sera una birra e una canna tra amici mi erano gradite, del resto non c’era molto altro da fare quando non era estate e arrivavano i turisti, anche lì quante scopate…, lui invece iniziò ad andare oltre con la droga.
Inevitabilmente un po’ ci allontanammo: lavoravamo sempre assieme, pranzavamo assieme ma poi lui aveva le sue cose da fare e nel nostro storico punto di ritrovo della nostra combriccola di amici si faceva sempre più raramente, ovvero quando era più presentabile.

Io però come ho sempre fatto continuavo a confidarmi sempre con lui, a chiedergli consigli e cose del genere. Quando iniziai a uscire con Chiara e gli dissi che a me piaceva molto mi suggerì di provare a stare insieme con lei “Mattè qui la gente mormora, sei andato con troppe ragazze anche sposate, fai vedere che hai messo l testa a posto e stai tranquillo e magari la gente inizia a guardarti meno di traverso”.

In effetti in alcune circostanze forse avevo tirato un po’ troppo la corda, così quando Chiara dopo le prime scopate mi disse se volevamo vederci anche a cena, accettai ben volentieri e una settimana dopo eravamo fidanzati.

Chiara è la terza di sei figli, il padre è marinaio e la madre casalinga. A singhiozzo ha preso un attestato da parrucchiera e, quando l’ho conosciuta a 18 anni, andava con la cugina per le case a fare i capelli alle vecchie e ai bambini.

Viveva in un paese poco lontano dal mio e in giro da noi si era vista quando per un periodo frequentò un ragazzo, figlio di un dottore e di una gran gnocca che mi sono scopato due volte quando le portavo il pesce nella loro villetta, delle mie parti.

Del resto non passava inosservata. Alta circa 1,70, capelli castano chiaro e due occhioni celesti magnifici. Il naso piccolino come la bocca, la carnagione chiara, le gote rosee e un sorriso che ti ammaliava.

Magra con una seconda di seno abbondante e molto soda - per chi ama i capezzoloni chiari c’era da impazzire - la vita strettissima che anticipava dei fianchi larghissimi e un culo gigantesco, sporgente e sodo. Quando cammina puoi metterci un bicchiere sulle sue chiappe per quanto sono sporgenti e sproporzionate con il resto del corpo.

Le cosce sono belle tornite e la caviglia fina, ma è il culo che assomiglia a quello degli uomini quando a carnevale per vestirsi da donne si mettono non so credo un cuscino dietro. Ecco forse il paragone più azzeccato è con alcune ragazze di colore sudamericane, che hanno questi culoni enormi - ma sodi e ben fatti - che quando camminano sembrano un po’ goffe.

Quando smise di frequentare quel ragazzo prese l’abitudine con le amiche a passeggiare da noi il sabato e, un bocconcino così, non poteva sfuggire a Matteo. Lei come ragazza è molto semplice, abbastanza timida, molto educata e ben gentile.

Ci volette un po’ prima di convincerla a vederci senza le sue amiche e, la prima volta che ci appartammo nella mia macchina, quando le alzai il vestito e scoprii il culo restai senza parole, e di culi vi assicuro che ne ho visti… restai senza fiato anche quando me lo prese in bocca: io ho un cazzo particolare, abbastanza lungo sui 18/19 cm ma non tanto largo e con una grossa cappella.

Lei più che leccare e succhiare iniziò subito a provare a prenderlo tutto in gola, menandomelo furiosamente quando si staccava per rifiatare. Messa a pecora vi giuro che faticai non poco a resistere per 5 minuti prima di sborrare nel preservativo.

La seconda volta eravamo in un casale abbandonammo e me la scopai meglio. Mentre era a pecora provai a metterle un dito nel culo e lei non disse nulla, poi due e mugolava e allora iniziai a insalivare il buchetto. “Fai piano” fece con voce rotta quando iniziai a premere per farlo entrare.

Da fidanzati le dissi che i pompini mi piacevano più lenti, e lei quasi si mise a piangere. Mi disse che l’altro ragazzo, il figlio del dottore che l’aveva sverginata visto che lei ingenua sperava di accasarsi, le aveva insegnato così. In pratica questo, con un cazzo più piccolo del mio, amava scoparle la gola e poi incularla, quando si stancò ciao e arrivederci.

Dopo qualche mese che eravamo fidanzati una sera che era alticcio mi fece mentre eravamo solo uomini in piazzetta “allora te l’ho svezzata bene Chiara? Anche a te fa sborrare in bocca e si fa inculare?”. Io gli avrei voluto dire che era meglio sua madre - in effetti i suoi pompini erano super - ma stetti zitto e me ne andai senza rispondere.

Tano disse che avevo fatto bene, che il padre è chiacchierato e che è meglio stare lontano da lui. Anche a lui Chiara piaceva “è una brava ragazza, poi Mattè ma che culo ha… io non ho mai visto una cosa del genere, beato te”.

Se Chiara subito mi disse che mi amava per me - nonostante sul momento le dissi che anche per me era così - fu invece una cosa più lenta, giorno dopo giorno, e capii che ero innamorato quando una gnoccolona in vacanza me la sbattette davanti al muso e io le dissi che dovevo andare via.

Ecco proprio quell’estate la mia vita è cambiata. Dopo aver staccato ero andato in spiaggia con Tano a fare un bagno e una birra. Uscito dal mare raggiunsi il mio amico sotto un’ombra e poco dopo arrivò un signore sulla cinquantina, grassottello e quasi pelato ma con l’aria simpatica e ben vestito nel suo abbigliamento da mare.

Giuseppe, Peppe per tutti, è un conterraneo che da anni però vive a Roma. Lui ha un’agenzia di spettacolo e, vedendomi, iniziò a farmi delle domande. Così mi disse a settembre di andare da lui a Roma se volevo provare a lavorare nella moda, nella tv o nel cinema. Io ringraziai e ci scambiammo i numeri, poi la sera dissi la cosa a Chiara.

Lei prima ascoltava divertita la storia, poi dopo una decina di minuti mentre passeggiavamo mi fece “io non ce la faccio più a vivere qui, ti prego Mattè portami via che sennò impazzisco. Andiamo insieme a Roma, io cerco lavoro come parrucchiera e tu provi con questa agenzia, male che va c’è mio cugino Luca che da tempo sta lì e lavora con una ditta, volendo può aiutarci”.

L’idea non mi dispiaceva: più volte mi ero domandato che futuro potessi avere lì, a spaccarmi la schiena per avere i soldi giusto per campare e dare una mano in famiglia. Chiara aveva ragione, mi si era palesata una possibilità e sarebbe stato stupido non provare a giocarmi le mie chance.

Del resto oltre alla presenza fisica ho una buona dizione, mio padre a casa per motivi politici ha sempre ripetuto “sei italiano devi parlare italiano”, anche se poi in giro parlavamo tutti in dialetto. Mia nonna poi era inglese e stava con noi, quindi lo parlo abbastanza bene e in estate tanti mi chiamavo a fare da interprete quando arrivavano turisti stranieri.

Dissi a Tano che volevo accettare l’invito di Peppe e andare con Chiara a Roma a settembre. Lui aveva gli occhiali da sole messi e beveva la sua birra molto lentamente, segno che era abbastanza fatto. “Conosci l’ideale dell’ostrica” mi fece, e io gli dissi che non sapevo minimamente cosa cazzo fosse.

Lui abbozzò un sorriso e mi disse “mi devi fare una promessa però, se diventi ricco e famoso non ti dimenticare di Tanuzzo che da questa merda non se ne andrà mai”. Gli detti un pugnetto e ridemmo, poi mi disse di andare a casa sua e mi dette alcune camicie buone che aveva e un paio di scarpe “a te stanno meglio, io non ci faccio nulla così a Roma fai una bella figura”.

Per Chiara non fu facile convincere la madre a farla andare: lei aveva mille timori e più di una volta ci supplicò di non andare. Alla fine però capì la nostra volontà e prima di partire alla figlia dette 200 euro “di più non ho bella di mamma tua”.

Io vendetti la macchina e qualche piccolo risparmio lo avevo. Anche i miei mi dettero qualcosa e partimmo con il pullman. Avevamo subito una fortuna: suo cugino Luca poteva ospitarci da lui perché nella sua camera c’era una stanza sfitta e solo a novembre il futuro coinquilino sarebbe entrato.

Potevamo stare lì facendo massima attenzione e con la massima discrezione, così avevamo un mesetto buono per trovare casa. In più mi disse che, nella ditta di traslochi dove lavorava, volendo poteva farmi entrare. “Grazie Lù, la schiena già ce l’ho rotta dal pesce ma se non dovesse andare bene di certo vengo con te”.

Per Chiara era la prima volta che andava fuori dalla Sicilia, io più o meno se si toglie alcuni viaggi di famiglia da parenti e alcune trasferte per seguire la squadra di calcio della mia cittadina. Tutto ci sembrava incredibile, potrebbe sembrare esagerato ma Chiara aveva quasi paura a prendere la metropolitana la prima volta…

Con Peppe ci eravamo già accordati per un colloquio, gli dissi che con me c’era la mia ragazza e che anche a lei sarebbe piaciuto tentare la carriera nel mondo dello spettacolo. Mi disse di farla venire e che poi ne avremmo parlato.

Arrivammo in ritardo alla sua agenzia perché facemmo un casino con i mezzi pubblici, mi scusai e lui ci fece accomodare. Mi spiegò che la sua non era un’agenzia dei grandi divi, ma che con lui si lavorava e mi ha fatto un lungo elenco di artisti che hanno iniziato con lui per poi spiccare il volo.
Mi disse subito che c’erano diversi lavori per me e che potevo scegliere: 1.500 euro al mese più extra solo in caso di ingaggi importanti, oppure il 50% di ogni lavoro che mi trovava. Ero indeciso e lui mi disse “facciamo così, per tre mesi ti faccio il contratto da 1.500 euro, poi se vuoi proseguiamo oppure passiamo al 50%”.

Accettai e mi disse che il giorno dopo sarei dovuto ritornare a fare il book. Poi gli dissi di Chiara e lui “si si non mi ero scordato, guarda domani vieni anche tu e facciamo il book pure a lei, porta abito lungo, abito corto, costume e intimo, poi se vuole mi firma la delega e cerchiamo di far lavorare anche lei però a gettone”. Chiara disse che non aveva cose adatte e lui disse che allora il fotografo le avrebbe trovato qualcosa dal guardaroba.

Per noi andava bene, ci salutammo e gli chiedemmo indicazioni per i mezzi. Lui ci guardò e ci disse di seguirlo nel garage. Lì aveva alcuni scooter “lo ai guidare?”, “sì certo”, allora mi dette le chiavi e due caschi “come hai i soldi per comprartene uno tuo però me lo ridai, e vacci piano”.

Eravamo entrambi felici, ci facemmo una lunghissima passeggiata in centro ammaliati da quelle bellezze. Poi quel traffico, quelle bellezze finora sempre viste in tv o in foto, tutta quella gente… per noi era come iniziare una nuova vita.

Il giorno dopo anche con il motorino ci perdemmo ugualmente… Peppe ci accolse e ci mandò in un appartamento di fianco dove avevano una sorta di piccolo teatro di posa. Il fotografo Italo è un romanaccio sulla cinquantina, magro ma con la pancia con la sigaretta perennemente in bocca e i capelli brizzolati a spazzola. Di certo più trasandato rispetto a Peppe ma anche lui molto simpatico.

Fece le foto a me e mi fece i complimenti “sono venute belle foto, si vede che sei adatto a sto lavoro”. Poi toccò a Chiara, le chiese la taglia di vestito e il numero di scarpe poi le dette un abito rosso lungo e scarpe dello stesso colore “però te trucchi da sola”.

Per lei era la primissima volta ed era tesissima nonostante la mia presenza. Italo lo capì e fece battute per cercare di tranquillizzarla “attenta a non cadè sennò te spezzi pe quanno sei tesa”. Poi passò a un vestito molto corto che evidenziava le sue forme e ogni volta che le diceva come mettersi si vedeva che la palpava.

Poi le dette un intimo molto bello e curato, le stava benissimo. Le fece tante foto girata di culo e poi le dette un costume che sotto praticamente era un filo. Io ero un po’ agitato dai suoi modi ma facevo finta di niente. Questa volta la mise in alcune posizione veramente oscene, culo all’aria o inginocchiata su una sedia.

Poi quasi scattai quando le disse di togliersi il sotto che “devo vedè na cosa”, lei mi guardò e io annuii con il capo, lo sfilò e lui prese con modi buschi la piegò, iniziò a toccarle il culo allargandole in ogni modo le chiappe. Stavo per intervenire quando si tirò indietro e fece “non mi stai a pijà per culo, non è rifatto sto culone che hai non ci sono cicatrici, però bella te devi depilà tutta la patata che guarda un po’” e dalla schermo della macchina le fece vedere come i peli uscivano fuori dal costume.

Lei era rossissima e disse va bene, poi si rivestì e tornammo da Peppe “sabato c’è un lavoretto per voi due, mio io e te Matteo iniziamo a fare cose un po’ più serie”. Ci mandò così a un convegno organizzato da una parlamentare. Dovevamo vestirci bene e non fare nulla, sennò applaudire quando uno ci diceva di applaudire.

Dopo un paio di ore finì tutto, il tizio dette 50 euro a Chiara e altre 50 a me “extra perché hai tenuto la bandiera e poi perché mi state simpatici”. I soldi più facili della mia vita “amore - le feci - andiamocene a cena con questi soldi che è una serata così bella”.

Così andammo a cena, fu una serata bellissima e la sera facemmo l’amore che eravamo soli in casa. Eravamo molto felici e contenti, in quel momento. CONTINUA…
 
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Seconda parte

Il pacchetto dell’agenzia per me comprendeva anche un personal trainer a disposizione e un social media manager per gestire i miei profili social; Peppe con ogni probabilità ci prese a cuore - solidarietà tra siciliani - estendendo la cosa anche a Chiara.

L’abbonamento alla palestra però era a spese nostre, così come fummo costretti a mettere mano al portafoglio per rivedere un po’ il nostro guardaroba e look. In attesa del mio primo stipendio andammo a intaccare il piccolo tesoretto di soldi che ci eravamo portati appresso, cosa che ci rendeva proibitiva lasciare due mensilità di caparra come richiesto da molti proprietari di case.

In più Chiara dopo essere uscita dalla parrucchiera ed essersi fatta depilare la passera dall’estetista - mmmmm che leccata che le ho dato quella sera, un fichino tutto profumato - ammise che non era brava come le parrucchiere di Roma e che almeno all’inizio al massimo avrebbe potuto lavare i capelli.

Per il resto tutto andava bene. Io iniziai subito diversi lavori, soprattutto come addetto all’accoglienza di eventi e fiere: noioso e stancante perché dovevo stare parecchie ore in piedi, però sempre meglio che scaricare il pesce all’alba.

Poi una settimana fui interamente impegnato sul set di una fiction dove facevo la comparsa e quello fu piĂą divertente visto che per me era una cosa talmente nuova, anche se da noi per la felicitĂ  di mia madre sono sempre stato la star delle recite della parrocchia.

Infine ci fu anche il primo lavoro come modello: niente di che giusto qualche scatto insieme ad altri aitanti ragazzoni per una campagna social. Però conoscevo persone, imparavo cose e soprattutto avevo la sensazione di stare entrando pian pianino in questo nuovo mondo.

La soddisfazione maggiore però fu per Chiara. Mentre era impegnata a fare il giro delle parrucchiere per cercare lavoro - in alcune zone camminava in contatto telefonico con la madre per la paura che aveva ad andare in giro da sola -, la chiamò Peppe dicendole di passare in agenzia il giorno dopo per alcuni scatti. Lei gli chiese se avesse dovuto portare qualcosa e lui “no, non serve abbiamo tutto ma è solo una sorta di casting”.

Chiara era terrorizzata ad andare da sola specie se si fosse trovata davanti a Italo senza di me, ma io ero impegnato tutto il giorno su quel set che vi dicevo prima. Anche io non ero entusiasta, ma alla fine lei accettò di andare.

Ero molto teso anche perché sul set spesso dovevo stare senza cellulare. Quando lessi che aveva finito subito andai in disparte per chiamarla. Mi disse che arrivata la fecero andare al teatro di posa dove c’erano altre ragazze. Una truccatrice poi l’ha presa in cura e poi Italo le ha fatto diversi scatti in primo piano e a mezzo busto.

Alla fine Peppe che aveva assistito a tutti gli scatti di tutte le ragazze sorridente le chiamò un taxi e le disse “spero di darti presto buone notizie”. La buona novella arrivò dopo una settimana: era stata scelta per una campagna cartellonistica di una profumeria, un giorno di scatti e un bel bonifico da mille euro.
Piangemmo di gioia. Le fecero fare un capello rossiccio che poi decise di tenere in quanto le stava veramente bene. Italo ha le sue maniere: alterna atti sgradevoli come palparle il culo con tanto di pacche a complimenti sinceri, definendola una bellezza botticelliana.

Ci vollero un paio di sessioni di scatti e Chiara si abituò ai modi del fotografo, tanto che dopo la seconda sessione quando le chiesi “ma tu ha toccato ancora” lei rispose con una smorfia quasi ironica come a dire “ormai ce lo so che è fatto così”.

Quando uscì il cartellone che andò in diverse vie del quartiere della profumeria Chiara mandò le foto alla madre e alle amiche. La madre pianse per giorni dalla felicità, facendo vedere a tutte le amiche dove era finita la figlia.

Anche lei era felicissima anche perché poi Peppe le trovò un altro paio di lavori: hostess all’inaugurazione di un negozio e poi in un evento per bambini, dove la vestirono da fata buona. Nel primo caso quando tornò a casa mise i piedi in ammollo non essendo abituata a stare sui tacchi tutto quel tempo.

I soldini cominciavano a entrare e anche a livello social crescevamo, grazie anche ad alcuni aperitivi organizzati dall’agenzia dove conoscemmo tante persone nuove: modelli, modelle, fotografi, registi, produttori e pseudo tali.

Insomma eravamo molto felici anche perché risolvemmo la questione casa. Fummo mandati di nuovo entrambi a fare numero a un evento di un politico. Il faccendiere di sto senatore alla fine ci invitò a cena con altre persone e lì parlammo un po’ e gli dicemmo che stavamo cercando affitto.

Lui allora ci disse che aveva un monolocale libero in una zona molto centrale e bella, che ce lo avrebbe potuto affittare fin da subito senza caparre e a un prezzo di favore - 700 euro vi giuro che per la zona è basso - però tutto in nero con solo un comodato e, soprattutto, da liberare entro un mese se gli fosse servito visto che lo aveva comprato per la figlia che però al momento viveva all’estero.

Accettammo subito e qualche giorno dopo facemmo il piccolo trasloco e ci accasammo. Molto piccolo ma ristrutturato e curatissimo, poi eravamo in centro, vicini all’agenzia e alla palestra. Quando ci dette le chiavi Attilio, il proprietario un tipo sulla sessantina abbastanza grasso ma assai curato, al momento in cui gli abbiamo dato i soldi del primo affitto ci fece guardando Chiara “poi se volete stare gratis un modo alternativo per pagare l’affitto lo possiamo trovare”.

Noi rimanemmo di sasso e gli feci “credo di aver capito a cosa intenda, 700 euro al mese per noi comunque vanno benissimo”. Lui sorrise e ci disse che allora ci saremmo rivisti il mese dopo per l’affitto.

Con la casa tutta nostra per la prima volta raggiungemmo anche una totale intimitĂ . La prima domenica libera la passammo tutto il giorno a casa a scopare e me la sbattetti in ogni modo in ogni angolo della casa.
Quando invece stavo fuori durante il giorno mi svegliava con il “pompino del buongiorno”, poi adoravo uno specchio che avevamo davanti al letto: non mi scorderò mai i suoi occhi quasi rigirati dal piacere mentre e pecora la stavo inculando forte con lei che si toccava da sotto.

Lei era felicissima nel fare la donna di casa, cucina anche molto bene, passava tanto tempo al cell con la madre, la cugina e le amiche, andava in palestra e spesso faceva dei lavori portando a casa la pagnotta. Io avevo l’agenda praticamente piena e facevo di tutto e arrivammo così alla fine dei primi tre mesi.

Ragionammo e arrivammo alla conclusione che, facendoci i conti in tasca, il contratto da 1.500 andava bene però dovevamo ben chiarire la questione degli extra. Inoltre anche Chiara avrebbe voluto una posizione del genere.

Chiamai Peppe e lui mi disse “oggi sto fuori tutto il giorno e stasera ho una cena, passa per le 23 a casa e ne parliamo” e mi lasciò l’indirizzo. La sera arrivai puntuale da lui che era appena rincasato.

La casa era bella e in pieno centro, era da solo e io gli dissi le mie richieste anche per Chiara. Allora mi fece vedere un prospetto dei bonus e gli dissi che mi sembravano giusto e che per me potevo firmare anche in quel momento.

“Matteo ora è tardi, se vuoi firmiamo domani mattina ma perché non rimani a dormire qui?”. Fui spiazzato da quella cosa e rimasi immobile senza dire nulla. Lui entrò in bagno e poi uscì tutto sbadigliante in pigiama e andò verso la camera da letto.

Mi affacciai sulla camera e lui era a letto e mi fece “dormi qui, non mordo mica”. Non sapevo cosa fare, feci un sospiro gli dissi “scrivo a Chiara che non torno”. Le scrissi che mi sarei fermato a dormire da lui e che avevo la batteria scarica, poi spensi il cell.

In canottiera e mutande entrai nel letto e lui spense la luce. Io ero impietrito e dopo un po’ sentii la sua mano sulle mie gambe, poi arrivò fino al pacco e iniziò ad accarezzare. Una lacrima mi scese mentre ero rigido e muto, lui mi massaggiava il pacco e mi strizzava le palle, sentivo che con l’altra mano si stava masturbando e dopo un paio di minuti mugugnò poi, come se nulla fosse, si mise a dormire.

Io restai sveglio per alcune re poi crollai quando dal suo russare capii che dormiva profondamente. Il mattino dopo lui era normale e mi dette dei teli per fare la doccia. Poi mi disse di andare con lui in agenzia dopo firmai il contratto e mi disse di far passare il giorno dopo Chiara che intanto faceva preparare il contratto anche per lei.

Quando tornai a casa lei era furiosa e preoccupata. Sprofondai sul divano e mi misi a piangere, poi le raccontai tutto senza tralasciare nulla. Lei sconvolta mi fece “quindi ti ha toccato e basta, cioè finito tutto lì?” e io annuii.

Chiara allora si mostrò molto più sveglia di me “amore in questo mondo ste cose sono la prassi, anche a me non piace farmi toccare il culo da Italo però sopporto… io impazzisco al solo pensiero che qualcuna o qualcuno possa toccarti, però se è solo una strizzata di palle… facciamo finta di niente come io faccio finta di niente quando mi dà le pacche sul sedere, poi pensa alla proposta del padrone di casa… non dobbiamo essere ingenui ma solo stare con gli occhi bene aperti”. CONTINUA
 
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Terza parte

Dopo questo lungo preambolo ora cercherò di accelerare un po’ nel racconto per arrivare alla parte che credo a voi possa interessare di più. Con il tempo continuavamo a fare le più svariate cose, i soldi entravano anche se non erano tantissimi ma ci permettevano di vivere tranquillamente e toglierci diversi sfizi. In più pian piano ci stavamo ambientando sempre più a Roma facendo anche nuove amicizie.

Su una cosa però avevamo vedute differenti. Anche se all’epoca Chiara non aveva ancora 20 anni, era logico che ci domandassimo cosa volessimo fare in futuro. Entrambi volevamo fare una famiglia insieme, ma entrambi non eravamo così stupidi che avremmo potuto campare fino alla pensione facendo questo lavoro.

Da noi un amico mi aveva detto che, a breve ovvero tra qualche anno considerando i tempi italici e soprattutto siciliani, avrebbero sistemato il lungomare della mia cittĂ  con diversi chioschi che sarebbero stati dati in gestione: baciando le mani giuste e senza un budget esagerato avrei potuto prenderne uno.

Lei invece non voleva assolutamente tornare e pensava più ad aprire una parrucchieria o un centro estetico a Roma “piuttosto che tornare a vivere a casa vado a vivere qui sotto un ponte, oppure mi ci butto da uno alto”.

A prescindere dovevamo mettere da parte dei soldi per realizzare i nostri progetti. Chiara ha un rapporto particolare con il denaro: nonostante il padre passi buona parte dell’anno in mare girando il mondo, quando torna di solito mette incinta la moglie, la sua famiglia può essere definita povera.

Non può essere definita tirchia, ma di certo sta attenta a ogni euro che incassiamo o spendiamo. Il suo può essere definito però quasi un pensiero ossessivo: ha una ammirazione automatica per chi ha i soldi, basti pensare che non ha pensato due volte a farsi sverginare davanti e dietro dal figlio del dottore.

Ora di soldi ne vedevamo girare tanti e ne incassavamo in due 3.000 al mese, non male ma di certo tra affitti e spese varie non riesci a mettere da parte nulla. La sua frustrazione era rivolta soprattutto verso la nostra agenzia: secondo lei avremmo potuto guadagnare di piĂą senza una paga fissa e spesso aveva discussioni con Peppe, tirando fuori un caratterino che prima di quel momento ignoravo.

Successero poi due cose che in qualche modo influenzarono il nostro rapporto. Lei fu chiamata a prendere parte a un video di un noto rapper romano: insieme ad altre doveva ballare in bikini e twerkare, potete immaginare il risultato con un culo come il suo. Finite le riprese sto rapper invitò le ragazze a una festa di fine video nella sua villa. Chiara disse se potevo venire anche io e lui fece “certo, però se vi scandalizzate meglio che state a casa”.

Chiara si vergognava ad andare in motorino e prendemmo un taxi: lei era vestita con un abito corto e attillato che evidenziava il suo culo, poi un giubbino di pelle e tacchi alti. Arrivammo e c’era la ragazza di sto rapper, dell’est più vecchia di lui ma molto bella, alta e bionda con belle gambe e un bel seno, poi qualche altro rapper, le modelle del video e alcuni vestiti bene che erano produttori o cose del genere.

Coca, fumo e alcool scorrevano a fiumi, noi bevemmo e fumammo e ci facemmo anche una botta: per me non era la prima volta, per lei sì. Dopo un po’ vedevamo gente che limonava in giardino e nel salone, Poi una ragazza iniziò a sbocchinare il rapper mentre questo era sul divano: sto cantante e grosso e corpulento, tutto tatuato e mostrava un cazzo mezzo moscio ma che secondo me non era piccolo.

La ragazza e gli altri come se nulla fosse, con uno dei produttori che iniziò a leccare la fica a una modella mentre alcuni andavano nelle camere. Chiara guardava divertita ma era ben stretta a me, stava bella di fuori e quando le dissi all’orecchio “andiamo in camera”, lei sorrise e mi prese per la mano iniziando a cercarne una libera.

Come ne trovammo una mi saltò addosso, poi presi a leccarla ed era un lago: venne in pochi minuti. Io ero bello duro e iniziai subito a scoparla, poi lei volle venire sopra di me e cavalcarmi: la sua posizione preferita insieme alla pecorina dove raggiungeva molti orgasmi.

La porta era semiaperta e mentre lei stava sopra di me entrò la fidanzata del rapper, si avvicinò a noi e iniziò ad accarezzare chiara sul volto e sul seno e a me sul petto sussurrando “siete bellissimi”. Poi si staccò, si tirò su la gonna, spostò le mutandine e iniziò a toccarsi tirandosi fuori un seno, il tutto mentre noi divertiti continuavamo a scopare.

Poi si avvicinò di nuovo e iniziò a toccare Chiara per poi baciarla, con lei che ricambiava. La donna poi prese Chiara e la sfilò da me, iniziandola a leccare tuffandosi poi in mezzo alle gambe. Lei gemeva e io mi segavo vicino poi, quando lei venne di nuovo, mi avvicinai alla sua bocca iniziandomi a segare più forte per venire.

La donna lo capì e mi tolse la mano iniziando a segarmi lei. Guardai subito Chiara che continuava a toccarsi i capezzoli e ridendo mi fece l’occhiolino: tempo un minuto e le sborrai in faccia, con l’altra che poi iniziò a baciarla ripulendola dalla sborra poi, come se nulla fosse, si ricompose e ci salutò inviandoci un bacio con la mano.

Noi ridemmo e senza dire nulla ci rivestimmo e scendemmo sotto, dopo il rapper stava a scopare una e altri due si occupavano di un altra, ma altri stavano scopando nelle varie stanze. Vedemmo due modelle che fuori camminavano nervose: stavano aspettando un taxi per andare via infastidite da quella situazione e ci accodammo.

A casa ruppi subito il ghiaccio “sei stata gelosa quando lei mi ha segato?” e lei “e tu quando mi ha leccato?”, “io - risposi - più che altro non ci ho capito nulla..” e ridemmo abbracciandoci. Poi a mente lucida sentenziammo che fu una bella esperienza, che avendola vissuta insieme non poteva essere considerata un tradimento. Naturalmente questa è una semplificazione di tanti discorsi avuti.

Poi successe un’altra cosa. Io avevo fatto alcuni servizi fotografici per alcuni cataloghi di abbigliamento. Peppe mi disse che una persona mi aveva notato e voleva conoscermi, non in senso artistico. Alla fine fu diretto: questa persona mi avrebbe dato mille euro per accarezzarmi, segarmi e sbocchinarmi, io a lui potevo anche non toccarlo.

Dissi la cosa a Chiara e lei mi spiazzò “per me non ci sono problemi, non sono gelosa se uno ti paga per succhiarti, la decisione è tua io di certo non ti giudico ma i soldi sono buoni”. Io ancora ero shoccato dalla sera a casa di Peppe e la cosa mi disgustava, ma accettai quasi per non deludere Chiara “ci paghiamo un mese di affitto e bollette, chiudi gli occhi e via”.

Prima però le dissi “a parti invertite tu avresti accettato di sbocchinare uno sconosciuto, magari un vecchio, per mille euro?”. E lei ridendo “se a te va bene per mille euro mi faccio pure inculare…”, poi vedendo la mia faccia allibita mi disse “amore io ti amo tu non puoi immaginare quanto, so’ bene quanto ti costa tutto questo ma noi abbiamo un progetto, un futuro da vivere insieme e abbiamo bisogno di soldi per costruirlo”.

A quell’incontro mi ci accompagnò Peppe che in macchina mi dette una pasticca di viagra “prendine mezza sennò starai tutto il tempo con il cazzo moscio e ci vorrà una vita”, poi mi dette una busta con i soldi “ma non fare cazzate”. Entrammo in una sorta di centro massaggi, io mi spogliai e rimasi solo con un asciugamano in una stanza, poi dopo un pò entrò un uomo sulla sessantina, calvo e obeso.

Mi sorrise “sei bellissimo, un Dio greco, mettiti sul lettino”. Mi stesi e lui iniziò a massaggiarmi, chiusi gli occhi e dopo un po’ iniziò a segarmi e succhiarmi. Feci una bella figura grazie al viagra, ma per il resto ero rigido e pietrificato. Stetti tutto il tempo a occhi chiusi e poi iniziai a pensare a Chiara, al suo culo oppure alla serata dal rapper per cercare di venire.

Riapririi gli occhi solo dopo aver sborrato e lui si era staccato avermi ripulito, lo vidi sorridente mentre se ne andava “ciao mio bel Dio greco, a presto”. Mi feci una doccia e fuori ad aspettarmi c’era Peppe che mi fece “il nostro amico è stato molto soddisfatto, bravissimo”. Più tardi venni a scoprire che si trattava di un alto prelato.

Tornato a casa Chiara mi fece “allora, lo succhia meglio di me?” e poi rise, io la gelai con lo sguardo e andai in bagno. Lei mi bussò scusandosi, quando entrò mi vide che piangevo sulla tazza “prendi i soldi, stanno nel giubbino”. Lei mortificata prese i soldi poi andò a riporre il giubbino, io in quel momento sentivo di odiarla.

Andai di là solo quando sentii che anche lei piangeva “scusami amore, perdonami mi devi perdonare” mi fece gettandosi ai miei piedi. Io la rialzai e la abbracciai, lei mi prese il volto guardandomi negli occhi e mi baciò “ti amo, guarda cosa hai fatto per noi”.

Io però avevo bisogno di sfogarmi e così le raccontai tutto quello che era successo, sottolineando come comunque alla fine l’uomo era stato di parola nel non andare oltre quello che era stato pattuito “ora però usciamo, ho bisogno di ubriacarmi”.

Tornati a casa mi fece “senti, pensavo che anche io potrei fare qualcosa per noi due, tipo il padrone di casa, cioè andremmo a risparmiare 700 euro al mese ovvero più di 8mila euro all’anno”. Ancora una volta rimasi senza parole “ciò ti scoperesti quel ciccione?”, e lei “beh come ti sei sacrificato tu posso sacrificarmi anche io”.
Non ero d’accordo e le dissi che non sapevo come avrei potuto reagire alla cosa e decidemmo di accantonare quella possibilità. Con un po’ di remore però accettai che lei andasse insieme a un’amica in una serata molto particolare.

Giusy all’epoca aveva 24 anni, siciliana come noi piccolina circa 1,60 molto scarsi il suo punto di forza era il culo rotondo e pagnottoso e gli occhi piccoli e celesti, capelli castano chiaro anche i lineamenti erano graziosi ma di certo non paragonabili a quelli della mia ragazza, con il seno che se l’era rifatto passando da una prima a una terza abbondante.

Nel complesso una bella ragazza che Chiara ha conosciuto facendo la hostess insieme, poi tra siciliani ha preso a frequentarla anche fuori e sono diventate discretamente amiche. In teoria lei era una studentessa che arrotondava facendo questi lavori, ma poi parlò a Chiara anche di alcune serate.

Anche lei aveva alcuni timori ma alla fine decidemmo che avrebbe provato: insieme a Giusy doveva andare a una villa fuori Roma, le avrebbero dato 200 euro per la sola presenza poi gli uomini presenti potevano farle delle proposte e lei era libera di accettare o meno. Il patto era che lei sarebbe andata solo per prendere i 200 euro e magari fare qualche conoscenza.

Io le accompagnai con la macchina di Giusy e poi andai a fare un giro. Ero nervosissimo perché lei avrebbe ripreso il cellulare solo una volta uscita. Mi chiamarono dopo quattro ore e le andai a riprendere. Chiara disse che aveva ricevuto offerte praticamente da tutti gli uomini presenti, in totale una trentina mentre le ragazze erano qualcosa in meno, anche di molti soldi ma aveva rifiutato tutto, mentre Giusy in totale aveva in borsa 800 euro: 200 del gettone base, poi si era scopato due uomini in due momenti diversi chiedendo 300 euro a botta e senza il culo.

Chiara poi mi raccontò che il posto era elegante e che gli uomini erano distinti e di mezza età, che più di uno le aveva offerto mille euro per andare in camera ma che lei aveva rifiutato perché me lo aveva promesso. “Altrimenti avresti accettato?” chiesi io e lei “probabile, ma non farei mai niente di nascosto a te o contro la tua volontà”.

Peppe però venne subito a sapere della cosa, si incazzò tantissimo e litigò furiosamente con Chiara. “Se vuoi fare queste cose me lo devi dire, sennò mi sputtani” le disse e allora lei “ma tu parli che hai fatto prostituire il mio ragazzo?”. Per l’uomo la misura era colma, la liquidò con una somma e la loro collaborazione si interruppe.

Io ero incazzatissimo ma secondo lei adesso avrebbe potuto guadagnare anche meglio, ma i risultati non furono esaltanti: nonostante i contatti che aveva sviluppato, trovò giusto qualche lavoro da hostess. Tornò un’altra volta in quella villa, prese ancora 200 ma poi le dissero: bellezza, o accetti le proposte oppure qui non vieni a prendere il gettone e basta, una volta può andar, due ok ma tre si vede che ci marci.

Così ci ritrovammo con un solo stipendio e io maturai l’idea che lei aspettava solo il mio permesso per iniziare a praticare il mestiere più antico del mondo. Iniziò a vedere molti film porno, sia da sola sia con me. Si meravigliava di quelle cose che vedeva “ma come fa quella a prendersi una nerchia del genere nel culo, ma non le fa male?”. Poi mi chiedeva se secondo me “io potrei mai riuscire a fare certe cose?” oppure “io sono brava così a succhiare?”. Io restavo sul vago e intanto ne approfittavo per farmi fare pompini super profondi e per inculare quel culo da record.

Arrivò quasi l’estate e io accettai di incontrare di nuovo quell’uomo sempre per mille euro. A quel punto lei ritornò alla carica dicendo che non poteva permettere che il uomo fosse il solo a doversi sacrificare, che in fondo era colpa sua e cose del genere. Lei aspettava solo il mio via, si vedeva benissimo e non faceva altro che raccontarmi degli incontri di Giusy e di come fossero in fondo sicuri e ben remunerati.

Allora pensai “che futuro potevo avere con questa ragazza? Veramente voglio passare la vita con una disposta a questi compromessi?”. Se lei vuole fare la puttana allora che lo faccia, io intanto mi sarei fatto un po’ di bella vita, magari scopato qualche bella fica e una volta fatti un po’ di soldi ciao a tutti e me ne tornavo in Sicilia cercando di aprire quel chiosco.

Allora al suo ennesimo pressing le feci una proposta “amore facciamo così: noi ora siamo giovani e belli ma la bellezza non dura per sempre. Cerchiamo entrambi di guadagnare il più possibile non sputando anche sul singolo euro, mettiamo un bel gruzzoletto da parte poi cerchiamo di realizzare i nostri soldi. Vuoi farti pagare da qualche uomo, va bene ma allora facciamolo seriamente, non una cosa e via. Io farò lo stesso. Però devi promettermi che ci diremo sempre la verità altrimenti il tutto non avrebbe senso”.

A lei andò bene però mi disse “promettimi però che tu ci sarei sempre per me, non mi immagino una vita senza di te impazzirei”. Quella sera scopammo alla grande con io che le dicevo di farmi vedere se era capace di fare la puttana. Da quel momento in pratica divenni non solo il suo ragazzo, ma anche il suo pappone e quello che accadde da lì in poi ha dell’incredibile. CONTINUA…
 

artimio

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Bello l'alto prelato, si vede che conosci roma.. mio amico gay, attore teatrale di un certo livello, mi racconta che si fa delle meravigliose scopate con diversi alti prelati romani che si presentano in borghese a bordo di suv costosi...
 
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Prima di passare alla quarta parte è necessaria una piccola appendice. Questa storia è una sorta di spin-off del racconto Il Ripetente, ora fermo probabilmente per sempre ma questa vicenda volevo comunque raccontarvela. Finora nei vari racconti ho sempre riportato fedelmente quanto vissuto o mi è stato raccontato, naturalmente poi rimescolando tutto per garantire al massimo la privacy dei protagonisti.

In questa storia però - per la prima volta - quando sentirete parlare di serate in una villa liberty sappiate che volontariamente ho deciso di omettere alcuni i particolari perché… perché credo che sia giusto così. Quando mi è stata raccontata questa cosa stentavo a crederci e sono stato spinto a verificare per vie traverse.

Io credo che in questo caso non si possa parlare di perversioni ma solo di cattiveria, una cattiveria brutta e perpetrata nella piĂą totale indifferenza verso gli altri. Infine volevo ribadirvi il mio personale disgusto verso questi comportamenti. Buona lettura, Patrulla.

Quarta parte

Essendo impossibilitato a raccontarvi tutto quello che successe anche seguendo un ordine cronologico, andrò abbastanza veloce soffermandomi solo in quegli avvenimenti che per me sono stati più significativi. Dovete però immaginare che ogni cosa è stata il frutto di discussioni e confronti tra me e la mia ragazza.

Quando Chiara chiese dei consigli a Giusy - l’amica siciliana - lei le disse quali fossero le sue due grandi regole: niente baci in bocca e mai dormire con un cliente. Chiara rispettò solo il secondo consiglio, ma anche lì con alcune eccezioni.

Io da quel momento l’ho sempre spinta a fare più incontri possibili e iniziò da Attilio, il nostro padrone di casa che dopo un po’ ci richiese l’appartamento indietro per la figlia ma ci prospettò una bella soluzione: un appartamento più grande e sempre in pieno centro, composto da una cucina-salone, un bagno, una camera grande una più piccola.

Si trovava sopra una sartoria in una via defilata, una volta era quella che si diceva casa e bottega. Attilio oltre a scoparla gratis anche più di una volta al mese le portò anche tanti clienti: entravano nella sartoria dove c’era sempre un signore molto affabile e tranquillo - Chiara le scendeva sempre il pranzo - che parlava solo di Lazio e cavalli, poi da una scala interna salivano da noi e facevano quello che dovevano fare.

Inizialmente Chiara andava anche a quelle feste dove per due volte aveva preso solo il gettone di 200 euro, facendosi almeno 2 uomini a sera. Diventò presto un’autentica macchina da soldi ma voleva solo clienti over 50 e ricchi. Non le fregava se fossero decrepiti, anzi le piaceva ancora di più.

Lei diceva che erano più gentili e che poi sessualmente erano poca roba: ci parlava, li succhiava e poi se la scopavano un po’. La sua tariffa era: 2 ore 500 euro, 700 con anal. Quando andava male incassava 2.000 euro a settimana, quando andava bene invece… veramente tanti soldi.

A sua detta il 90% delle volte erano scopate pessime, ma nel restante 10% le capitava anche di venire. Era sempre partecipe e super calda, poi la sera contava i soldi che imbustavamo e nascondevamo in un fondaco che avevamo affittato poco distante da casa. Negli anni le sono capitate anche situazioni movimentate: un politico - un giorno forse vi racconterò la sua di storia - aveva pagato anche per l’anal ma lei poi le ha ridato i soldi perché ce l’aveva troppo grosso, a sua detto come un asino e la stava sfondando essendo anche molto prestante.

Stringemmo una sorta di collaborazione con un albergatore che ospitava gruppi di inglesi, irlandesi, scozzesi o gallesi quando venivano a Roma a vedere il 6 Nazioni: sempre rigorosamente over 50, se la scopavano anche in gruppo e alcune volte la facevano tornare a casa a gambe aperte.

In due occasioni, dietro un pagamento di un extra, si fece mettere due cazzi in culo insieme, la prima volta anche a ripetizione mentre la seconda poco perché i signori non riuscivano molto a farlo.

Quando Giusy si trasferì a Milano lei delle volte andava in trasferta, passando anche alcuni giorni a Lugano in dei veri e propri bordelli di lusso. A Milano conobbe anche un imprenditore molto facoltoso, Gerry, che si innamorò di lei nonostante fosse sposato e con figli.

Ecco questo è stato un rapido sunto e ora vi vorrei parlare di soldi e del rapporto tra noi due. Da quel momento io e Chiara abbiamo tentato di fregarci a vicenda ma restando sempre insieme e senza mai litigare. Io nel frattempo alternavo i lavori normali a incontri con uomini - solo oral passivo ma poi iniziai anche a inculare - o con coppie bisex, naturalmente molto facoltose.

Io non ero più sotto contratto con l’agenzia ma, aperta la partita iva, ci collaboravo con artista e poi fatturavo. Spesso poi con alcuni clienti mi facevo assumere per qualche lavoro facendomi ben pagare, poi mi facevo pure sbocchinare. I soldi che io incassavo finivano nel mio conto corrente, mio e solo mio.

Quelli non li toccavamo e per tutte le cose, dalle spese ai viaggi fino i vestiti, usavamo quelli cash che incassava Chiara. In pratica io ho fatto la bella vita usando i suoi soldi, accumulando sul mio conto corrente una bella cifra. Avevo poi un mio piano: al momento giusto avrei mandato a fanculo Chiara con un prelato che mi aveva promesso l’assunzione in un istituto ecclesiastico. Sarei potuto andare lì fin da subito ma volevo guadagnare il più possibile prima di accettare e lasciare la mia ragazza.

Lei anche voleva fregarmi. Parte dei soldi li metteva in una cassetta di sicurezza e si faceva molti più clienti di quello che poi mi diceva. Io lo sapevo perché un giorno, passando davanti a un negozio che vendeva cose per bambini, vidi una telecamera per controllare la cameretta e così acquistai un orologio digitale con telecamera che misi nella camera grande, quella dove faceva gli incontri noi stavamo nell’altra, e un’altra poi la piazzai in soggiorno.

Delle scopate che faceva mi interessava poco, raramente di c’era azione interessante, però la sentivo parlare al telefono soprattutto con Gerry, con lui che le diceva che voleva lasciare la moglie e lei che poteva prendere tutti i soldi e andare a Milano da lui. Una volta Gerry venne anche a Roma e io ripresi la sua scopata con Chiara e quello che dicevano.

Inventai poi un lavoro a Milano, spesso capitava, e andai da lui: se la fece subito sotto ma lo tranquillizzai subito e gli spiegai cosa volevo, pena sputtanamento con la moglie. Gli dissi che doveva continuare a illuderla senza lasciare la moglie, allora lui ridendo mi fece “ma secondo te io lascio mio moglie e mi metto con una zoccola che si è scopata tutti i miei migliori amici? Chiara ha un culo… beh credo che la conosci, me la sto solo spassando”.

Nonostante entrambi cercavamo di fregarci a vicenda, eravamo in piena sintonia e ci facevamo anche delle grandi scopate: le davo della puttana e la inculavo forte, nonostante tutto ogni volta che la vedevo mi faceva venire voglia di scopare perché è troppo invitante… lei non negava mai nulla, amava farsi dare della troia e una volta tornando a casa mi fece vedere il suo culo letteralmente aperto - capitava comunque raramente - dicendomi “amò guarda che puttana che sono”.

Facevamo anche una vita molto mondana: grazie alle mie marchette ho recitato in diversi film e telefilm, anche con ruoli parlanti, mentre Chiara fece pace con Italo il fotografo dell’agenzia - a suon di pompini - che le procurava diversi lavori come fotomodella tipo per campagna pubblicitarie di negozi, supermercati o cose del genere.

Ci servivano per salvare l’apparenza anche perché frequentavamo tante persone - aperitivi, cene, feste e anche viaggi - di cui molti vip o pseudo tali. Con nessuno però entravamo troppo in confidenza visto quello che era il nostro vero lavoro. Diverse volte pagammo l’aereo a parenti per farli venire a Roma visto che noi, ma soprattutto lei, non volevamo più rimetterci piede in Sicilia anche per andare al mare.

Attilio, il nostro padrone di casa, sapeva che anche io mi prostituivo e spesso trovava clienti anche a me. Alcune volte io e Chiara incontrammo insieme coppie bsx e tra di queste c’erano Lucio e Caty: lei di provenienza nobiliare e lui dirigente d’azienda, molto ricchi e anche maiali.

Lucio ha più di 55 anni, occhialini capelli corti e brizzolati a faccia da duro: un po’ assomiglia al Savastano padre di Gomorra. Fisicamente però è piccolino ma tarchiato e muscoloso, con un cazzo poco più lungo del mio ma molto più largo.

Caty ha qualche anno in meno del martio ed è super palestrata - passione di entrambi - e rifatta. Alta più di 1,75, bionda platino con i capelli lisci fin poco sotto le spalle, nonostante l’età ha un bel culo alto e sodo, una quarta di seno rifatta come tutta la faccia: zigomi, labbroni e tutta tirata in viso tanto che quasi non le si vedono gli occhi. Perennemente abbronzata per i miei gusto è un po’ troppo muscolosa ma nel complesso una bella milf molto in forma.

Ci accolsero in una loro residenza verso il mare, con lui vestito molto elegante e lei con un abito nero e aderente. Ci fecero accomodare in una sala e una cameriera - Adriana rumena di circa trent’anni, carina mora piccolina con poco seno e un bel culo pronunciato, molto acqua e sapone con i capelli tirati indietro con un cerchietto come da noi facevano le bambine quando io ero piccolo - ci servì la cena.

Ci chiedevano di noi e poi, finita la cena, andammo in una camera e Lucio ci dette una busta con dentro 5.000 euro. Andammo via dopo circa tre ore entrambi provati: io fatto di viagra ero venuto cinque volte, lei perché è stata abbastanza abusata dalla coppia.

Io in pratica inculai tutti e tre i presenti, con Lucio che me lo succhiava come facevano le altre due. Caty con uno strap-on scopava chiara e il marito, inoltre lei era veramente sfondata sia davanti e dietro, con una fica slabbratissima e con un clitoride molto pronunciato.

Il marito le mise una mano in fica fino al polso e quasi fece uguale nel culo. La mia ragazza ha patito le dimensioni di Lucio e quelle dello strap-on, anche perché non facevano molti complimenti nello scoparla forte sia in fica sia in culo. Soprattutto erano molto aggressivi verbalmente, quasi da mettere paura, dandoci dei pezzenti marchettari tra le parole più carine usate verso di noi.

Però ci pagarono bene e fu un contatto che ci tenemmo. Poco prima del Natale 2019 - quello prima del covid per intenderci - Caty mi scrisse se volevamo vederci tutti e tre per un aperitivo. Dopo i convenevoli di rito arrivò al dunque: insieme ad alcuni loro amici spesso organizzavano delle feste che un paio di volte l’anno si tenevano in una villa liberty fuori Roma e non lontana dai laghi.

L’invito era per entrambi e ci specificò subito che avrebbero pagato molto per la nostra presenza ma che la modalità della serata era molto particolare, con le prestazioni richieste che erano di “depravazione totale”. Per spiegarvi meglio come funzionava la festa faccio prima a dirvi che accettammo e cosa successe quando andammo.

Eravamo abbastanza tesi anche se ormai molto navigati. Prendemmo una macchina a nolo e arrivammo molto puntuali come ci era stato richiesto: gli arrivi erano minuziosamente scandagliati per non fare incrociare prima i vari partecipanti. Ci accolse un filippino sui 30 anni fisicamente stile Bruce Lee, ci indicò dove parcheggiare e poi ci accompagnò in stanza dove ci dette due dischi che quando è il tuo turno vibrano, come quelli di alcuni fast food per intenderci, dicendoci poi che c’erano degli abiti che dovevamo indossare e che quando il rispetto disco vibrava si doveva uscire dalla stanza e lui ci avrebbe accompagnato sotto.

Inoltre ci consegnò una borsa di grande valore a lei e un borsello a me sempre firmato. Dentro c’erano 5.000 euro per lei e 2.000 per me. Avevamo firmato un foglio dove ci impegnavamo alla massima segretezza pena una grossa penale, in più se non fossimo stati almeno un ora dal suono del gong avremmo dovuto non solo restituire il dono con il contenuto, ma anche aggiungere una cifra uguale come penale. In più dovevamo mostrare dei certificati medici che non avevamo malattie.

Dovevamo scendere sotto con il borsello e, passata la prima ora, un addetto inseriva dentro altri soldi - pattuiti precedentemente - ogni mezzora. In sostanza a Chiara avrebbero messo mille euro ogni mezzora e a me 500, poi a fine serata potevamo prendere la borsa gonfia in base a quanto tempo restavamo.

L’unica regola era che bisognava esaudire ogni desiderio sessuale dei “padroni” pena la cacciata con penale, mentre io potevo limitarmi a un bsx orale passivo e a inculare in maniera attiva, ma non inculavano a me o io dovevo succhiare altri. Nel contratto c’era scritto che nelle bevande era somministrato uno stimolante sessuale naturale, ma secondo me c’era un qualche tipo di droga. Nessuno conosceva quanto prendevano gli altri, ogni contrattazione era privata e probabilmente noi eravamo quelli pagati peggio.

Quella struttura enorme, in passato probabilmente un hotel di lusso immerso nel verde e isolato dal resto della zona, ci metteva un po’ di timore compreso quella incertezza in merito a ciò che sarebbe successo sotto.

Quando vibrò il mio disco guardai Chiara negli occhi, la baciai dicendole che l’amavo e scesi vestito con scarpe nere, calzini, mutanda in pelle con la zip, delle bretelle di colore bianco e un papillon di colore sempre bianco.

Mi portarono in un grande salone che era proprio all’ingresso della villa e mi misero di fianco a un ragazzino - Nico di 19 anni, piccolino ma con un bel fisico, capelli lisci tirati all’indietro, labbra molto carnose e un viso dai lineamenti molto femminili - che era vestito come me tranne le bretelle e il papillon che erano rossi: era un segno distintivo con il bianco che indicava orale passivo e anal attivo, rosso solo orale passivo, nero che faceva tutto e giallo solo etero.

Arrivò poi un ragazzone basso e palestratissimo - poi ho scoperto pornoattore gay - che aveva il colore nero, due ragazzi giovani anche loro palestrati ma più alti sempre in nero, poi un ragazzetto marocchino alto e magro in bianco come me e poi un tamarrone grosso e muscoloso in giallo.

In particolare si notavano dei grossi rigonfiamenti nella patta del marocchino e del tamarro. Eravamo fermi in riga come a servizio, nessuno diceva una parola e poi arrivarono le cameriere. Erano due: Adriana la rumena che avevo conosciuto a casa di Lucia e Diana, una sudamericana con tratti somatici orientali, molto bassa ma tutta tette e culo, biondina e con la faccia rotonda. Erano vestite in tacchi e calze nere, mini perizoma e reggiseno bianche come una sorta di coroncina in testa.

Poi scesero i “padroni”. I primi furono il signore e la signora K, entrambi con un forte accento tedesco. Lui vestito come da Casanova, lei invece da padrona sadomaso: bionda credo vicino alla sessantina ma molto ben portati, come Caty bionda abbronzata e palestrata solo con un seno rifatto più piccolo, il culo più piccolo e più bassa, però di viso era più bella grazie anche ai tanti ritocchi.

La signora K teneva in mano un foglio e faceva un po’ da padrone di casa o quasi presentatrice, dando ordini al filippino. Poi scesero Caty e Lucio lei vestita come l’altra e lui invece da indiano. Poi scese il signor D, probabilmente credo un bancario o una cosa del genere, piccolino e grassottello vestito da clown.

Poi scese il signor e la signora I insieme a loro figlio, Paolone un ragazzone grande e grosso con i capelli rasati e gli occhi chiari, fisicamente una bestia ma probabilmente non un genio per usare un eufemismo.

Il signor I era grande come il figlio ed era vestito da Zorro, mentre la signora sui 45 è piccolina e mora, con la carnagione scura e poche tette e poco culo ma molto tonica, con un viso molto bello e lunghi capelli mori tanto da sembrare quasi un’indiana.

Poi fu la volta del signor P con un chiaro accento francese, sembrava più vecchietto degli altri piccolo e magro, era vestito da dottore. Per ultimo arrivò il signor D che subito si mostrò molto più caciarone degli altri: sulla cinquantina e con un buon fisico, era tutto sorridente e con un marcato accento romano iniziò subito a scherzare sul fatto che era vestito da Totti.

Come furono tutti si sedettero su dei divanetti di fronte a noi tranne la signora K che iniziò a presentare gli ospiti “speciali”. Sedendosi la signora I intanto aveva tirato fuori il cazzo del figlio, un nerchione lungo e largo e già duro, iniziandolo a segare mentre tranquillamente parlava con gli altri.

“Iniziamo dai maschietti - fece la signora K - anche se ricordiamo che oggi festeggiamo il compleanno di Paolone e per lui abbiamo diverse sorprese. Questo però è un regalo per il signor P che da tempo ce lo ha segnalato”.

Scese così un bel ragazzo, alto e biondo, che di professione fa il modello vestito con solo un paio di mutande in latex e con un braccialetto bianco, segno che come me se lo sarebbe fatto succhiare e poi avrebbe inculato chi avesse voluto.

Poi fu chiamato un uomo Aldo, anche lui solo in mutande e con il braccialetto giallo, un tipo sulla cinquantina di media statura ma con un fisico floscio e con la pancia. “Questo è per il signor D, lui si limiterà a guardare e a leccare la sborra a terra addosso ai presenti. Di quanto è esposto caro signor D” e l’uomo rise e fece segno “avoja” con la mano mentre Aldo se ne stava fermo a testa bassa.

“Per la felicità delle signore adesso è il momento di qualche bel cazzone, due di loro già li conosciamo e il terzo, Brian, è una chicca esotica che mi sono permessa di portarvi” fece la signora K annunciando la discesa di tre bei ragazzoni, con il bracciale nero, di cui uno nero molto grosso, appunto tale Brian.

“Adesso passiamo alla gnocca come dite voi italiani” e si misero a ridere. “Questa la porta Caty che l’ha definita la ragazza culo” e scese allora Chiara che per prima cosa mi cercò con lo sguardo e poi abbozzò un sorriso agli altri: era vestita con tacchi rossi altissimi e un intimo striminzito sempre rosso. La signora K allora la girò e mostrò il suo culo ai presenti “che ve ne pare, Paolone ti piace” e il ragazzo mentre gli altri applaudivano fece segno di sì con la testa mentre la madre non gli mollava quel tronco che ha in mezzo alle gambe.

“Questo è un regalo per il signor P invece, ci è costato parecchio… ma alla fine gli abbiamo portato qui una ragazza che lui segue suoi social, insieme a tante altre migliaia come mi pare di aver capito, facendolo impazzire”.

Scese così Carmen, una che non vi posso descrivere visto che famosa e ben presente anche in questo forum: mi limiterò a dire che è un personaggio televisivo non di grandissimo livello ma più famosa come influencer, capirete il perché non posso descriverla.

“Adesso ci sono ben due regali per Paolone. Tua madre ci ha fatto notare come ti piace andare molto in una gelateria perché ci lavora una bella ragazza… allora eccotela qui” e il tempo di farla arrivare dalla camera che il filippino portò Angela: una ragazza sulla trentina, non molto alta e con un fisico burroso, bel culone e belle tette sode credo tra la terza e la quarta misura. Capelli folti ricci e rossicci, il viso rotondo e molto truccato con delle labbra grandi e carnose. Non bellissima ma sicuramente arrapante.

“Dicci Angela ti ricordi di Paolone” e lei imbarazzatissima “sì sì certo, spesso viene nella gelateria dove lavoro” disse con un filo di voce. Le chiese poi se fosse fidanzata e lei rispose di no, poi le chiese se le piacesse il suo cazzone e lei sempre imbarazzatissima si limitò a un “è molto grande”, rispondendo a domanda poi che fosse il più grande che avesse mai visto.

“La seconda sorpresa per te è quella che tua madre ha detto è stata un tuo grande amore quando andavi a scuola, ma che eri troppo timido per dichiararti. Noi però per festeggiarti a dovere te l’abbiamo portato qui”.

Poco dopo così scese Bea, una bella ragazza in intimo nero alta circa 1,75 con un fisico slanciato e longilineo, con il seno piccolo e rifatto credo una terza scarsa. Castana con i capelli lunghi, di viso è particolare con un taglio di occhi quasi orientale e lo sguardo un po’ miope tanto che stava con gli occhiali, ma i lineamenti sono molto carini e dolci con un bocca piccola e sottile.

Anche a lei le stesse domande e rispose come l’altra solo che disse che era fidanzata. “Per ultimo ora la sorpresa delle sorprese” poi rivolgendosi ad Aldo - quello che doveva leccare e basta pieno di debiti - gli fece “tu cosa hai detto a tua moglie per essere qui”, e lui “che dovevo fare un viaggio di lavoro e che ero a Firenze”.

“E lei cosa ti ha detto invece” fece lei e lui “niente, è normale che io stia via, ma perché mi dici questo?”. Allora la signora K “tua moglie poi ti ha detto cosa avrebbe fatto questa sera?” e lui sbiancò e iniziò e iniziò a balbettare qualcosa tipo “no, no, no…”, “e invece siiiii, guarda chi c’è qui”.

Arrivò così Anna che, come vide il marito, trasalì e fece per andarsene. Una bella donna rispetto al marito, più giovane e con un fisico tonico e muscoloso. Il seno piccolo rifatto - male, molto male - capelli castani ricci lunghi che nascondevano un viso non proprio bullismo. Nel complesso comunque una bella femmina, soprattutto cosce e culo.

Aldo piangeva con le mani in faccia e poco dopo, a seguito di un colloquio con il filippino che probabilmente le ha ricordato i patti, la moglie è tornata in sala con la signora K che così ha fatto “bene ci siamo tutti, andiamo a mangiare che ci servono energie!”.

La tavolata era grande e a ferro di cavallo. In cucina un indiano ci dava i piatti da portare e noi li servivamo, poi ci fermavamo in sala a bere con loro. Chiara era seduta in mezzo tra Lucio e la moglie, era visibilmente nervosa come tutti gli altri ospiti del resto. I “padroni” invece bevevano e scherzavano di cose loro, con o stimolante naturale nelle bevande che presto iniziò a fare effetto visto che mi sentivo accaldato, eccitato ed ebbi un’erezione.

A un tratto suonò una sirena, “ragazzi buona festa fece la signora K chiamando un brindisi, a Paolone auguri carooo!!” e tutti facemmo l’ennesimo brindisi. Vedevo Chiara più allegra ora come tutti gli altri, tranne Aldo e la moglie sempre terribilmente imbarazzati e tesi.

“Amore di mamma” fece allora la signora I che anche a tavola non mollava il cazzo del figlio “chi vuoi inculare per prima?” e così si alzò sculettando portando in sala e nel salone dei borsoni, ne aprì uno e tirò fuori un tubetto di lubrificante e lo dette al figlio.

Lui sempre con lo stesso sguardo, imperturbabile, andò verso Bea e la portò al centro della sala, la chinò facendole mettere le mani sul tavolo, poi le tirò via le mutandine. Si ingellò il cazzone e poi fece lo stesso con il buchino della ragazza che era tesissima e teneva gli occhi chiusi.

“Ti consiglio di rilassarti tesoro” le fece Caty facendo ridere i suoi amici, poi sena troppi complimenti il ragazzo iniziò a incularla ma andava piano e si vedeva che entrava solo la cappella e poco più. La ragazza urlava di fare piano e la madre di Paolone salì sul tavolo mettendosi davanti a lei, le sputò diverse volte in faccia iniziando a insultarla “fatti inculare troia, lo schifavi eh il mio piccolo, ora guarda come ti incula lurida zoccoletta che non sei altro”, poi si guardò intorno e vide il cameriere tamarro, gli tirò fuori un cazzo notevole e lo spinse nella bocca della ragazza iniziando a muoverle la testa fino a farla quasi vomitare.

Io ero impietrito da quella scena e non avevo notato che intorno era iniziata la festa, con molti che avevano prese le proprie “prede” e le avevano portati sui divani. Me ne accorsi quando Caty mi trascinò in un divano dove la signora K stava martoriando con un frustino il culo di Chiara.

Ecco io ora nei particolari non posso andare oltre. Dopo un’ora se ne andò la moglie di Aldo non prima di essere stata abbondantemente inculata dagli stalloni e da alcuni camerieri, me compreso, con il signor D che le pisciò in faccia mentre la faceva inculare dal cameriere marocchino che ha una notevole briscola.

Le altre incredibilmente restarono almeno per un’altra ora, con Chiara che disse basta dopo due ore e mezza. Aveva le chiappe viola e quasi sanguinanti, il culo oscenamente aperto con nessuno che l’aveva scopata in fica e lo stomaco pieno di sborra. Poi mi raccontò che Paolone l’aveva inculata senza ritegno - da quel giorno le puoi mettere anche una mano nel culo - ma che anche altri due ragazzi tra cui il nero l’avevano spaccata.

Le cameriere e le altre ospiti compresa la vip - che secondo me hanno preso tanti ma tanti soldi - ugualmente devastate in ogni buco, mentre le tre signore erano talmente sfondate che tra loro si fistavano e lo prendevano nel culo come se fosse in fica.

Io per conto mio ho dovuto inculare tutti i “signori” tranne Paolone e anche uno dei camerieri, ma ormai era abituato a quella cosa. Fatta la doccia prendemmo il malloppo e tornando a casa non abbiamo detto una parola, poi a casa non riuscivamo a dormire per l’adrenalina e Chiara per il culo aperto e rosso.

Fummo d’accordo subito su una cosa: con quei soldi presi ci saremmo fatti una bella vacanza in un posto caldo visto il periodo invernale e così facemmo. Anche sul fatto che quella esperienza non era da ripetere fummo in piena sintonia, schifati non tanto dal sesso estremo - ci pagavano sapevamo cosa ci aspettava - ma più dagli atteggiamenti e dalle parole dei “padroni” che sono irripetibili. Poi quei rapporti morbosi tra madri e figli e la loro totale mancanza di empatia, che schifo…

Come tornammo dalla vacanza però scoppiò il covid e ancora non sapevamo che le circostanze qualche tempo dopo ci avrebbero riportato ancora in quel luogo. CONTINUA…
 
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Il periodo del Covid lo abbiamo vissuto in maniera molto tranquilla: eravamo spaventati per la situazione in generale, ma fortunatamente anche i nostri parenti non hanno avuto particolari problemi. Di soldi in cascina ne avevamo e ogni tanto, solo con persone iper fidate e tamponate, Chiara faceva incontri a casa con io che aspettavo in salotto, un modo questo per continuare ad avere entrate anche durante quel periodo così buio.

La sorte però ben presto ci voltò le spalle. Per prima cosa quel prelato che rappresentava lo sponsor della mia exit strategy venne di colpo rimosso e mandato a "meditare" lontano da Roma, segno del fatto che aveva oltrepassato il limite con il Vaticano che in questi casi opta sempre per un trasferimento.

Qualche altro contatto importante però mi era rimasto e avevo la fiducia che, quando le cose si fossero normalizzate, un posticino per me da qualche parte sarebbe spuntato fuori. L'imprenditore milanse con cui Chiara invece ambiva a rimpiazzarmi ebbe dei seri problemi con il Covid, fortunatamnete non ci rimise le penne ma quell'esperienza lo riavvicinò alla moglie e decise di tagliare con tutto il resto.

In pratica pur mentendoci l'un con l'altro eravamo tornati a essere solo noi due, poi con le riaperture e il periodo delle zone a colori avevamo ripreso i nostri rispettivi incontri anche se molto piĂą selezionati: lei si prendeva cura dei suoi "vecchietti" sperando che non tirassero le cuoia e io delle mie checche d'alto bordo.

Quando tutto sembrava essere tornato alla normalità ecco che arrivò il giorno maledetto. Giusy - l'amica che stava a Milano - sentì Chiara e le disse che a Roma c'era un suo cliente che cercava compagnia, garantendo per lui. Questo si presentò a casa che io ero uscito da poco e, come spesso accadeva, controllavo il tutto da un bar nella nostra via.

Dopo un po' però vidi arrivare un'altra macchina e scendere tre uomini che entrarono nella sartoria. Mi allarmai subito poi vidi il sarto uscire fuori e farmi segno di scappare ma io non potevo andarmene, così di corsa andai verso il nostro appartamento.

Come entrai mi ritrovai una pistola puntata contro: mentre a turno si stavano scopando Chiara senza ritegno, chi non era occupato con la mia ragazza - a colpo sicuro - ci stava prendendo tutti i soldi che avevamo nascosto. Quando ebbero finito di scoparsela tutti un paio di volte, due di loro restarono con me a casa e gli altri due si fecero portare alla cassetta di sicurezza per svuotare anche quella.

Giusy ci aveva venduto e Chiara era stata così ingenua da dirle dove teneva i soldi. Quando ci lasciarono soli a casa lei piangeva disperata sul mio petto mentre io non riuscivo a dire nulla, non approfondendo anche la cosa della cassetta di sicurezza di cui segretamente ero comunque a conoscenza: una volta un po' calmata si giustificò dicendo che era per non avere i soldi tutti in casa, ma ormai non me ne fregava più nulla.

Quella cosa ci riavvicinò molto e fu veramente scioccante, ci restavano comunque i soldi che avevo sul conto ma ci rubarono veramente tanti soldi, guadagnati dalla mia ragazza a suon di pompini e inculate. Io le dissi "amore, torniamocene in Sicilia che la questione dei chioschi si sta sbloccando e abbiamo i soldi per cercare di prenderne uno in gestione".

Lei però non voleva mollare, riprese a fare qualche incontro ma ormai non si fidava più di nessuno, era sempre super sospettosa e questa non piaceva molto ai clienti che iniziarono a mollarla anche perché era diventata più fredda. Quando Caty e Lucio ci invitarono di nuovo in quella villa liberty così decidemmo di andare visti i tanti soldi offerti.

Questa volta c'erano meno persone ma ne uscimmo letteralmente devastati sia mentalmente sia fisicamente. Sia ben chiaro, tutto era stato anticipato e siamo stati noi ad accettare, ma la serata era in tema bdsm ed è stata veramente dura... soprattutto a Chiara l'avevano messa in piedi, con le mani legate in alto a una catena attaccata al soffitto. A turno i presenti l'hanno frustata, inculata e tormentata in ogni modo.

Quando l'hanno slegata è stato anche peggio, visto che l'hanno impalata sul cazzone di Paolone mentre la madre la tormentava con un frustino, con le signore che alla fine le pisciarono sul corpo mentre era a terra in posizione fetale. Tornammo a casa devastati, lanciammo i soldi sul tavolo poi ci mettemmo a piangere abbracciati a terra. Basta era troppo, fu lei a dirmi "torniamo a casa, torniamo domani".

Il tempo di sistemare alcune cose con la casa e la settimana dopo eravamo giĂ  sull'aereo verso l'isola. Prendemmo poi il pullman per andare nella nostra cittĂ  anni dopo l'ultima volta con il grosso dei bagagli che lo avevamo spedito. Entrambi eravamo silenziosi e io ripensai a Tano, al mio caro amico Tanuzzo.

Avevo infranto la promessa che gli avevo fatto, mi ero scordato di lui e di recente neanche gli auguri al compleanno o a Natale gli avevo fatto. Che pezzo di merda che sono stato, così ripensai a quella cosa che mi disse dell'ostrica o che cazzo era. Così iniziai a googlare e alla fine finalmente capii cos'era quell'ideale dell'ostrica di cui mi aveva fatto cenno prima di partire per Roma, lessi la definizione e mi misi a piangere.

"L'ideale dell'ostrica si basa sulla convinzione che per coloro che appartengono alla fascia dei deboli è necessario rimanere legati ai valori della famiglia, al lavoro, alle tradizioni ataviche, per evitare che il mondo, cioè il pesce vorace, li divori".

FINE
 
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sormarco

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Quinta parte

Il periodo del Covid lo abbiamo vissuto in maniera molto tranquilla: eravamo spaventati per la situazione in generale, ma fortunatamente anche i nostri parenti non hanno avuto particolari problemi. Di soldi in cascina ne avevamo e ogni tanto, solo con persone iper fidate e tamponate, Chiara faceva incontri a casa con io che aspettavo in salotto, un modo questo per continuare ad avere entrate anche durante quel periodo così buio.

La sorte però ben presto ci voltò le spalle. Per prima cosa quel prelato che rappresentava lo sponsor della mia exit strategy venne di colpo rimosso e mandato a "meditare" lontano da Roma, segno del fatto che aveva oltrepassato il limite con il Vaticano che in questi casi opta sempre per un trasferimento.

Qualche altro contatto importante però mi era rimasto e avevo la fiducia che, quando le cose si fossero normalizzate, un posticino per me da qualche parte sarebbe spuntato fuori. L'imprenditore milanse con cui Chiara invece ambiva a rimpiazzarmi ebbe dei seri problemi con il Covid, fortunatamnete non ci rimise le penne ma quell'esperienza lo riavvicinò alla moglie e decise di tagliare con tutto il resto.

In pratica pur mentendoci l'un con l'altro eravamo tornati a essere solo noi due, poi con le riaperture e il periodo delle zone a colori avevamo ripreso i nostri rispettivi incontri anche se molto piĂą selezionati: lei si prendeva cura dei suoi "vecchietti" sperando che non tirassero le cuoia e io delle mie checche d'alto bordo.

Quando tutto sembrava essere tornato alla normalità ecco che arrivò il giorno maledetto. Giusy - l'amica che stava a Milano - sentì Chiara e le disse che a Roma c'era un suo cliente che cercava compagnia, garantendo per lui. Questo si presentò a casa che io ero uscito da poco e, come spesso accadeva, controllavo il tutto da un bar nella nostra via.

Dopo un po' però vidi arrivare un'altra macchina e scendere tre uomini che entrarono nella sartoria. Mi allarmai subito poi vidi il sarto uscire fuori e farmi segno di scappare ma io non potevo andarmene, così di corsa andai verso il nostro appartamento.

Come entrai mi ritrovai una pistola puntata contro: mentre a turno si stavano scopando Chiara senza ritegno, chi non era occupato con la mia ragazza - a colpo sicuro - ci stava prendendo tutti i soldi che avevamo nascosto. Quando ebbero finito di scoparsela tutti un paio di volte, due di loro restarono con me a casa e gli altri due si fecero portare alla cassetta di sicurezza per svuotare anche quella.

Giusy ci aveva venduto e Chiara era stata così ingenua da dirle dove teneva i soldi. Quando ci lasciarono soli a casa lei piangeva disperata sul mio petto mentre io non riuscivo a dire nulla, non approfondendo anche la cosa della cassetta di sicurezza di cui segretamente ero comunque a conoscenza: una volta un po' calmata si giustificò dicendo che era per non avere i soldi tutti in casa, ma ormai non me ne fregava più nulla.

Quella cosa ci riavvicinò molto e fu veramente scioccante, ci restavano comunque i soldi che avevo sul conto ma ci rubarono veramente tanti soldi, guadagnati dalla mia ragazza a suon di pompini e inculate. Io le dissi "amore, torniamocene in Sicilia che la questione dei chioschi si sta sbloccando e abbiamo i soldi per cercare di prenderne uno in gestione".

Lei però non voleva mollare, riprese a fare qualche incontro ma ormai non si fidava più di nessuno, era sempre super sospettosa e questa non piaceva molto ai clienti che iniziarono a mollarla anche perché era diventata più fredda. Quando Caty e Lucio ci invitarono di nuovo in quella villa liberty così decidemmo di andare visti i tanti soldi offerti.

Questa volta c'erano meno persone ma ne uscimmo letteralmente devastati sia mentalmente sia fisicamente. Sia ben chiaro, tutto era stato anticipato e siamo stati noi ad accettare, ma la serata era in tema bdsm ed è stata veramente dura... soprattutto a Chiara l'avevano messa in piedi, con le mani legate in alto a una catena attaccata al soffitto. A turno i presenti l'hanno frustata, inculata e tormentata in ogni modo.

Quando l'hanno slegata è stato anche peggio, visto che l'hanno impalata sul cazzone di Paolone mentre la madre la tormentava con un frustino, con le signore che alla fine le pisciarono sul corpo mentre era a terra in posizione fetale. Tornammo a casa devastati, lanciammo i soldi sul tavolo poi ci mettemmo a piangere abbracciati a terra. Basta era troppo, fu lei a dirmi "torniamo a casa, torniamo domani".

Il tempo di sistemare alcune cose con la casa e la settimana dopo eravamo giĂ  sull'aereo verso l'isola. Prendemmo poi il pullman per andare nella nostra cittĂ  anni dopo l'ultima volta con il grosso dei bagagli che lo avevamo spedito. Entrambi eravamo silenziosi e io ripensai a Tano, al mio caro amico Tanuzzo.

Avevo infranto la promessa che gli avevo fatto, mi ero scordato di lui e di recente neanche gli auguri al compleanno o a Natale gli avevo fatto. Che pezzo di merda che sono stato, così ripensai a quella cosa che mi disse dell'ostrica o che cazzo era. Così iniziai a googlare e alla fine finalmente capii cos'era quell'ideale dell'ostrica di cui mi aveva fatto cenno prima di partire per Roma, lessi la definizione e mi misi a piangere.

"L'ideale dell'ostrica si basa sulla convinzione che per coloro che appartengono alla fascia dei deboli è necessario rimanere legati ai valori della famiglia, al lavoro, alle tradizioni ataviche, per evitare che il mondo, cioè il pesce vorace, li divori".

FINE
favoloso come sempre
 
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